PROGETTO DI INFORMAZIONE CROCETTA, FINE PRIMA FASE: CONCLUSIONE PARZIALE

Metodo Giornalistico Codificato: indagine sul campo, dicembre 2023 – marzo 2025

La Crocetta è un quartiere di grandi complessi residenziali, realizzato tra gli anni sessanta e settanta, dove la densità abitativa è sei volte superiore alla media della città (31.700 ab/kmq) e oggi la popolazione straniera rappresenta il 40% dell’intera popolazione residente. Dei 5.000 residenti in Crocetta, che ha una superficie di 157.890 mq, 2.000 sono stranieri.

L’immigrazione – proveniente principalmente dalle regioni italiane meridionali negli anni 60/70 e successivamente dai Paesi esteri – ha trasformato questa zona della periferia di Milano in un caso studio utile per comprendere le dinamiche dei flussi migratori.

Il progetto è fondato su un procedimento regolamentato in quattro fasi consequenziali:

  • Indagine sul campo e pre-valutazione degli elementi di notiziabilità
  • Ricerca della notizia
  • Verifica delle fonti
  • Elaborazione dell’articolo/servizio giornalistico

Ogni fase è documentata cronologicamente per intero sul nostro sito, dove trovate tutti gli articoli completi. E termina con una conclusione parziale in relazione ai dati raccolti.

E’ importante sottolineare che l’informazione prodotta è contestualizzata.

Il lavoro da noi svolto è limitato a:

-Cinisello Balsamo

-Milano

-Provincia di Monza e Brianza

INDAGINE SUL CAMPO: RIASSUNTO LAVORO SVOLTO, DICEMBRE 2023 – MARZO 2025

Il quartiere Crocetta di Cinisello Balsamo oggi si presenta come un ghetto a cielo aperto. E’ il risultato di tutto quello che non è stato fatto. La sovrappopolazione – conseguenza dell’emigrazione di massa – ha aggravato le condizioni della vivibilità cittadina. E gli Enti del terzo settore sembrano essere gli unici a prendersi la responsabilità della vita dei residenti.

I volontari e le volontarie Caritas, in collaborazione con il Caf patronato MCL di Cinisello Balsamo, si impegnano ad aiutare tutte le persone in difficoltà. Purtroppo però, molte non riescono a migliorare la loro situazione. La maggioranza è rappresentata da stranieri che fanno fatica a integrarsi nel mondo del lavoro.

Il primo problema da affrontare è quello dei documenti.

INTERVISTA ALLE VOLONTARIE CARITAS 11/12/2023

La prima fase dell’integrazione socio-economica passa attraverso il processo di regolamentazione. Molti però non conoscono le procedure o non comprendono le informazioni a causa della lingua.

In alcuni casi anche la comunicazione tra gli Enti di competenza si complica, rallentando i meccanismi burocratici.

Il responsabile dell’ufficio immigrazione del Caf patronato MCL circolo Crocetta spiega perché è fondamentale compilare correttamente i moduli per la richiesta dei documenti. Competenze e professionalità sono alla base di questo lavoro, ma non basta. Ci vuole anche umanità, empatia e più comunicazione nel trasmettere le giuste informazioni.

INTERVISTA A MANUEL TORRES 25/01/2024

Quello che emerge è la mancanza di informazioni accessibili per procedere con la regolamentazione della propria condizione. Uno degli ostacoli più difficili da superare è l’apprendimento della lingua locale. Pochi sanno l’italiano e frequentare una scuola gratuita può cambiare la vita a molte persone.

Ci sono però delle differenze tra uomini e donne dettate dal contesto sociale e culturale dei Paesi di origine e del Paese di destinazione. L’emancipazione è prevalentemente maschile. L’uomo lavora, deve mantenere la famiglia e quindi è più predisposto a imparare la lingua per essere competitivo sul mercato.

La donna che ha figli è limitata. Spesso non riesce a conciliare la necessità di integrarsi socialmente con la maternità. Ma esistono anche altre ragioni per non frequentare un corso di italiano e inserirsi all’interno del mondo del lavoro.

Le donne che provengono da Paesi prevalentemente patriarcali difficilmente lavorano, indipendentemente dai figli. Quelle che vengono da Paesi culturalmente più emancipati lavorano anche se hanno figli.

In altri casi, indipendentemente dal genere sessuale, manca la volontà di farlo. Questo vale per tutti i migranti in giro per il mondo, anche gli italiani. Da un punto di vista sociologico c’è infatti la tendenza all’autoghettizzazione, ovvero l’auto esclusione dal contesto socio-politico-culturale ed economico.

Si tende a proteggere quello che rimane della propria identità etnica. A stare quindi con i propri “simili” per paura di perdere le proprie origini. Esiste anche la paura di interagire con una realtà sconosciuta e il coraggio di mettersi in gioco non è scontato per nessuno.

La dicotomia “noi e voi” esiste sia per i gruppi dominanti che per le minoranze. E il conflitto può nascere da entrambe le parti.

INTERVISTA A MARCO COVIELLO, INSEGNANTE DI ITALIANO 08/04/2024

Il Caf patronato MCL Circolo Crocetta, in collaborazione con la Cooperativa sociale INISIEME SI PUO’ ONLUS, gestisce due CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria). Le difficoltà sono molte e spesso i professionisti che lavorano nel terzo settore sembrano abbandonati a loro stessi. Il sistema risulta infatti carente.

Le conseguenze si riflettono sugli addetti ai lavori – e quindi – sugli ospiti. La collaborazione con gli Enti di competenza non sempre è efficace. E il problema della sicurezza nelle strutture sembra essere sottovalutato.
I traumi psicologici di chi emigra illegalmente, indipendentemente dal diritto di asilo, si riflettono sulla personalità delle vittime che in alcuni casi diventano ingestibili. I problemi strutturali e burocratici di un sistema di accoglienza mal funzionante alimenta episodi di violenza e aggressività tra gli ospiti e contro le figure professionali che lavorano con loro, le quali non hanno abbastanza strumenti per difendersi e gestire la situazione.
E’ obbligatorio sottolineare ancora una volta che i dati raccolti sono relativi all’indagine svolta, anche se alcuni fatti di cronaca confermano l’esistenza di un problema comune in tutto il territorio nazionale.

CENTRI DI ACCOGLIENZA STRAORDINARIA 26/03/2024

UNITA’ ABITATIVE DI ACCOGLIENZA 28/03/2024

ACCOGLIENZA DELLE RIFUGIATE UCRAINE IN LOMBARDIA

L’accoglienza dei rifugiati ucraini, nella maggioranza donne, ha portato alla luce tutte le carenze di questo sistema.

La prima fase è stata caratterizzata da un forte sentimento di solidarietà, accentuato anche dai riflettori mediatici. Parliamo del periodo tra febbraio 2022 e settembre 2022. In questa fase i rifugiati ucraini hanno ricevuto un trattamento esclusivo, riservato solo a loro. Le risorse però, non potevano durare in eterno e le cose sono cambiate.
Tra settembre 2022 e ottobre 2022 chi non ha avuto la fortuna di continuare a vivere in una condizione privilegiata (in relazione al contesto) è stato trasferito nei vari centri di accoglienza del territorio.

Durante la seconda fase poi, sono emersi i problemi che riguardano tutti gli immigrati. I riflettori mediatici sono rimasti accesi sulla guerra in Ucraina, ma si sono spenti sui rifugiati ucraini in Italia.

Parliamo di un’immigrazione femminile nella maggioranza dei casi.
Donne single, madri con figli e mogli. Gli uomini hanno ancora oggi l’obbligo di combattere nel loro Paese e solo chi riesce a ottenere l’esenzione può lasciare l’Ucraina regolarmente.

Le rifugiate ucraine arrivate in Italia hanno avuto la possibilità di lavorare fin dall’inizio. Il contesto in cui però si dovevano inserire era lo stesso in cui tutti gli immigrati devono integrarsi: “Questa può essere l’occasione per ripensare al modo in cui facciamo accoglienza”, ha affermato Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana durante la presentazione del rapporto sulle povertà il 25 ottobre 2022.

 “Investire sul progetto personale è importante. La fatica più grande è la fragilità di prospettiva”, ha sottolineato Don Paolo Steffano, parroco di SS.Pietro e Paolo ai tre Ronchetti e S. Maria Teresa alle Terrazze, durante la presentazione del rapporto sulle povertà.

“L’aiuto non deve essere intrappolato nell’ennesimo fondo o in quello che ci viene normale fare, ovvero erogare gli aiuti economici e materiali. Dobbiamo dare prospettive di crescita e riscatto”, ha aggiunto il direttore della Caritas Ambrosiana.

Le uniche opportunità lavorative – che il mercato sembra poter offrire – risultano essere limitate a lavori etnicizzati e tramandati dalle donne che prima del 24 febbraio 2022 arrivavano in Italia per fare le badanti o le donne delle pulizie.

Lavori molte volte sottopagati o in nero, classificati in relazione all’etnia e al genere.

Il settore del lavoro domestico, però, spesso diventa una trappola per la maggioranza delle donne immigrate. E combattere per regolarizzare questa professione diventa una battaglia per i diritti delle lavoratrici.

INTERVISTA A EDSEL AGUILO, EX RESPONSABILE UFFICIO LAVORO DOMESTICO 24/09/2024

I migranti, in tutte le parti del mondo, risultano essere spesso convenienti perché colmano lacune che gli Stati non riescono a colmare. Dall’altra parte, quella dei migranti, spesso risulta conveniente colmare quelle lacune.
Un circolo vizioso. Una combinazione stabile emergenziale per cui il mantenimento di ciascuna condizione contribuisce alla sopravvivenza dell’altra.

Il lavoro, quello regolare, è però la prima fonte di indipendenza individuale, sociale, politica e culturale. E oggi, le competenze informatiche diventano essenziali per inserirsi all’interno del mercato. Per questo motivo il Caf patronato MCL Circolo Crocetta mette a disposizione un corso di informatica che sembra rivoluzionare la vita degli studenti.

Sono tutte donne provenienti nella maggioranza dei casi dall’America meridionale, con una grande voglia di emanciparsi. Vogliono migliorare la loro vita e la loro posizione lavorativa. Così hanno deciso di acquisire tutti gli strumenti necessari per farlo.

CONSEGNA DEI DIPLOMI

IMMIGRAZIONE REGOLARE E IMMIGRAZIONE IRREGOLARE: PAESI SICURI E PAESI NON SICURI

Per comprendere il fenomeno dell’emigrazione di massa occorre analizzare i flussi migratori e distinguere il diritto di asilo dal reato di clandestinità.

A novembre 2023 Italia e Albania hanno firmato un accordo finalizzato a rimpatriare i migranti che provengono dai cosiddetti Paesi sicuri. Ovvero coloro che commettono il reato di clandestinità sulla base della mancanza di requisiti indispensabili per richiedere asilo politico. L’obiettivo pubblicamente delineato dalla Presidente del Consiglio italiano è contrastare la criminalità organizzata che gestisce i traffici di esseri umani.

Le mafie transnazionali sono infatti presenti sia nei Paesi di origine che in quelli di destinazione. La collaborazione è internazionale e stratificata.

INDAGINE SUL CAMPO IN ALBANIA: CENTRI PER MIGRANTI DI SHENGJIN E GJADER 13/01/2025

Le politiche sull’immigrazione devono essere contestualizzate all’interno delle dinamiche di potere tra gli Stati sovrani egemoni e gli Stati cuscinetto. E’ una struttura gerarchica dove si infiltrano le organizzazioni criminali che gestiscono i migranti dal punto di partenza a quello di arrivo.

Ragionare in termini di “giusto o sbagliato” non è appropriato se analizziamo le politiche internazionali dal punto di vista del beneficio del crimine, dove gli Stati oppressori tengono sotto ricatto quelli oppressi.

Le probabilità che dentro, o dietro, all’accordo tra Italia e Albania si infiltrino le mafie albanesi e italiane – in collaborazione con quelle africane e non solo – sembrano essere concrete. A coordinare i centri per i migranti di SHENGJIN GJADER è infatti Medihospes, una delle principali cooperative sociali in Italia, che gestisce oltre il 60% dei centri per migranti.

Alla guida delle operazioni c’è Camillo Aceto, noto negli ultimi vent’anni per diverse inchieste della magistratura con accuse che vanno dalla truffa nelle forniture di pasti alle mense ospedaliere di Bari – che lo vide finire agli arresti nel 2003 -all’indagine per infiltrazioni mafiose nella gestione del Cara di Mineo in Mafia capitale, a svariate indagini per frode in pubbliche forniture da parte delle varie società in cui ha avuto incarichi dirigenziali e che alla fine sono confluite nella Medihospes.

DIRITTO DI ASILO E REATO DI CLANDESTINITA’
Gli hotspot italiani in Albania sono destinati ai migranti irregolari, provenienti da Paesi definiti sicuri, che devono essere rimpatriati.
I criteri di selezione dei migranti che non hanno diritto di asilo, però, non sono chiari.
Le mafie transnazionali hanno costruito un sistema criminale organizzato sulla base del beneficio del crimine sfruttando a loro favore la dichiarazione universale dei diritti umani.

I migranti che hanno diritto alla richiesta di asilo rimangono intrappolati nella rete di queste mafie che – dai Paesi di origine a quelli di destinazione – gestiscono le tratte.

Il territorio albanese di Shëngjin e Gjadër, dove hanno allestito i centri italiani per l’immigrazione “è sotto il dominio dei clan di Tirana, Scutari e Durazzo. Si tratta dei gruppi criminali albanesi maggiormente strutturati che dominano nel territorio e si concentrano principalmente sul traffico di stupefacenti, sul commercio di esseri umani, sui traffici di armi e sull’accaparramento di aiuti e appalti pubblici – spiega il giurista, criminologo, docente di strategie di lotta alla criminalità organizzata transnazionale Vincenzo Musacchio e continua – A Tirana operano almeno tre gruppi criminali ben strutturati e molto potenti. Hanno iniziato la loro attività criminale già sotto il regime comunista e si sono notevolmente rafforzati soprattutto per i loro legami con la politica e l’imprenditoria locale. La corruzione e le ingenti quantità di denaro sono lo strumento per infiltrarsi nell’economia e nella finanza. Da quanto emerge dalle ricerche effettuate, le tre organizzazioni criminali si sono divise il territorio e gli affari in pieno accordo tra loro. C’è chi si occupa del riciclaggio di proventi criminali. Chi gestisce il traffico di armi, stupefacenti ed esseri umani. Chi infine ha interessi nel campo degli investimenti economici soprattutto del cromo di cui l’Albania è fra i principali produttori al mondo”.

L’accordo tra Giorgia Meloni e Edi Rama prevede 653 milioni di euro spalmati in cinque anni. Il costo della gestione delle strutture è di circa 30 milioni.  

Gli oltre 620 milioni che rimangono servono a finanziare altri settori dell’investimento.

La lotta alle mafie che gestiscono gli sbarchi illegali deve quindi prendere in considerazione l’evoluzione criminale delle organizzazioni albanesi: “Il boss più potente tra loro è Daut Kadriovski, arrestato anni fa in Albania, e accusato di legami stretti con le famiglie di alcuni politici molto noti nel Paese. C’è anche Dritan Dajti che figura nell’elenco dei criminali più pericolosi in Europa. A Scutari si ritiene ci siano quattro grandi ‘cosche’ mafiose coinvolte in varie attività criminali. Queste quattro famiglie (ex Shehu, Hasani, Gjajka e Gashisono) sono coinvolte nel traffico di stupefacenti, armi, organi ed esseri umani. Scutari è diventata il principale centro per la coltivazione di cannabis e questo porta questi gruppi criminali a un nuovo rafforzamento e probabilmente a una posizione di preminenza rispetto agli altri gruppi criminali operanti nella regione”, sottolinea Musacchio.

L’immigrazione clandestina è diventata a tutti gli effetti un business che vale tanto quanto quello del traffico di droga. E la cooperazione transnazionale criminale ha generato un sistema parallelo a quello legale che sfrutta le leggi internazionali per espandere il suo dominio.

Chi sceglie di emigrare clandestinamente lo fa a causa dei documenti. Il sistema burocratico dei Paesi di origine e di destinazione è infatti alla base del problema. Gestire l’accoglienza non è abbastanza. Occorre produrre informazione di qualità in grado di creare strumenti funzionali per combattere le mafie e rispettare la dichiarazione universale dei diritti umani.

INTERVISTA A GNIMA SECK, MEDIATRICE CULTURALE E PRESIDENTE DI DIASPORAFRIKA APS 22/01/2025

Un sistema di accoglienza inefficiente, contraddizioni politiche sulla base di una realtà dei fatti censurata, incompetenza amministrativa e criminalità organizzata hanno generato guerre civili tra poveri e spesso ignoranti. Il risultato è un degrado sociale, demografico, economico, urbanistico e culturale.

Diventa così difficile distinguere vittime e carnefici perché la linea di confine tra “buoni” e “cattivi” si confonde con propagande fittizie che alimentano solo la rabbia per ottenere consenso.

INTERVISTA A MARIO PREGNOLATO 08/02/2025

Il dibattito occidentale è strutturato sulla narrazione paternalistica degli Stati europei che sembra però contrastare il diritto all’autodeterminazione dagli Stati africani.
Questa narrativa contribuisce allo svuotamento dell’interno continente, lasciandolo nelle mani di Governi fantoccio – supportati dalle ex colonie – che reprimono ogni tentativo di resistenza.
Molti sono gli africani che hanno perso la vita combattendo per i propri Paesi. E il loro sacrificio sta risvegliando un sentimento panafricanista.

L’emigrazione di massa proveniente dagli Stati extracomunitari porta con sé le conseguenze di politiche internazionali fondate sullo sfruttamento delle materie prime dei Paesi di origine che si riflettono nei Paesi di destinazione.

Per analizzare i flussi migratori è quindi necessario depoliticizzare il punto di vista dell’osservazione e distaccarsi dalle dinamiche di partito per riportare i fatti oggettivi.

La visione xenofoba e razzista dell’estrema destra – costruita sulla minaccia dell’invasione straniera – ha per anni favorito una battaglia fittizia della sinistra fondata sull’accoglienza paternalistica. Il fine di entrambe le propagande è il consenso degli elettori che da una parte pensano di contrastare il nemico esterno (l’immigrato) e dall’altra si illudono di combattere quello interno (la destra).

La realtà così come si presenta però non distingue due fazioni contrapposte. E quello che emerge è la contraddizione di entrambe le propagande.

Concludiamo con la narrazione dei migranti meridionali che lasciavano le campagne per raggiungere le industrie del nord Italia. Le dinamiche sono le stesse. Diventa quindi utile e necessario comprendere gli errori di ieri per correggere quelli di oggi.

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